tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 91 )
06.08.2026 |
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"Diventa rossa in viso, come se non si aspettasse, che Massimo potesse pronunciare una frase simile, davanti a tutti..."
Mi dirigo verso il centro del locale, seguito dagli sguardi di tutti. So perfettamente, che è una mossa azzardata, forse persino folle, ma sento di non avere alternative. Se non rischio, non ho alcuna possibilità di uscire dalla morsa, in cui la mia compagna di università, mi ha stretto.
Devo reagire, recuperare almeno una parte della dignità e dell'orgoglio, che sento di avere smarrito, lungo il percorso. La mia paura più grande, non è tanto quella di essere respinto; quanto quella di continuare a essere percepito, come un ragazzo passivo, incapace di prendere una posizione.
Con ragazze bellissime, è sempre una specie di roulette: posso ottenere un sì oppure un no, ma questo non significa, che debbano avere il potere, di sottomettermi.
Se accetto questa posizione, rischio che Gaia e le altre, finiscano per convincersi, che io sia davvero uno sfigato o, addirittura, che possa essere omosessuale. So che non è così, ma riconosco di avere contribuito, io stesso, a creare quell'immagine, attraverso la mia passività. E adesso, devo riuscire a cancellarla.
Alzo la voce ed esclamo: "Un attimo di attenzione, per favore. Devo fare un discorso, a tutti." La frase produce, immediatamente, l'effetto, che immagino. Il locale si concentra su di me.
Gaia, invece,reagisce, quasi istintivamente, urlando: "Francesco; ma sei impazzito? Torna a sederti. Non ho fatto nulla. Smettila di atteggiarti a capo tribù, o te la faccio veramente pagare. Non farmi sempre venire in mente, che mi devo accontentare di te."
La guardo, senza arretrare.
Il suo sguardo è una sfida aperta, e io so, che la minaccia, non è soltanto una provocazione. Gaia è perfettamente capace, di mettermi in difficoltà.
Nonostante questo, rimango fermo.
Con la coda dell'occhio, vedo la ragazza, dai lunghi capelli neri, e le sue amiche; fissarmi attentamente. Sembrano perfette scolarette, in attesa che il professore inizi la lezione.
Quello sguardo mi dà una strana sensazione di responsabilità: adesso non sto più soltanto combattendo contro Gaia, ma devo anche difendere l'immagine, che gli altri hanno di me.
Gaia torna a minacciarmi: "Francesco; se non torni subito a sederti, te la farò pagare, molto cara."
La guardo ancora. Sono consapevole, che parla seriamente, e che non sta bluffando.
Ma, proprio per questo, devo accettare il rischio.
Ogni esitazione potrebbe ricacciarmi, immediatamente, nella posizione, dalla quale sto cercando di uscire. Se torno indietro, adesso, dimostro esattamente quello, che lei pensa di me: un ragazzo incapace di opporsi, disposto a fare un passo indietro, appena qualcuno alza la voce.
E io non voglio più, essere quello. Non voglio essere considerato, un ragazzo sottomesso e insicuro. So di non esserlo, anche se la forza combinata di Gaia e Serena, mi ha progressivamente spinto in una posizione di inferiorità;fino a convincere loro stesse, che quella sia la mia vera natura.
Torno a guardare il mio pubblico.
Nella mia mente ritorna, ancora una volta, la metafora dell'arena.
Lo schiavo non può guardare la regina: deve guardare quelli che stanno intorno a lui, quelli che possono comprenderlo. Non ha il diritto di sfidare direttamente la regina, ma ha comunque il diritto di combattere, finché lei non decide di utilizzare i suoi arcieri.
Gli avversari, che Gaia mi manda nell'arena, non mi spaventano. Quelli, che mi spaventano, sono proprio gli arcieri.
Per la terza volta, Gaia mi avverte: "Francesco; mi stai facendo vergognare. Torna subito a sederti. Resto con te, a vedere finire la partita. Ti faccio le coccole, mentre la guardi; sei contento? Torna qui, che ti farò stare bene, con le mie attenzioni. Ho voglia di stare con te; Francesco. Vieni subito qui."
Le sue parole, però, non riescono più a convincermi. Le riconosco, per quello che sono: un'altra possibile strategia, per riportarmi nella posizione precedente.
Gaia continua a prendermi per un ragazzo, disposto ad accontentarsi di qualunque briciola; lei decida di concedergli.
Io, invece, non credo più alle favole.
Se si avvicinasse a me, soltanto per controllare la situazione; quelle attenzioni non avrebbero alcun valore.
Io voglio qualcosa di autentico: una persona, che faccia determinate cose, perché le prova davvero, perché sente qualcosa, perché esiste un interesse reale. Non voglio una maschera, costruita sull'ipocrisia.
Gaia vuole offrirmi delle briciole, ma le briciole non mi sfamano.
Distolgo nuovamente lo sguardo, da lei.
Voglio arrivare fino in fondo, anche se, non so ancora, dove mi porterà questa scelta.
Proprio in questo momento, una voce si intromette: "Francesco; non ascoltarla. Continua pure. Sii te stesso. Hai il mio pieno appoggio. Non farti schiacciare da mia figlia. Gli altri sono tutti dei coglioni, tu no."
Mi giro. È Bartolomeo.
Mi fa un segno di approvazione, quasi a comunicarmi, senza bisogno di altre parole, che non sono solo.
La sua presenza cambia, immediatamente, gli equilibri della situazione.
Gaia lo guarda malissimo, ma, questa volta, non trova la forza o il coraggio, di rispondergli. La sua ostilità rimane evidente, ma sceglie il silenzio.
Probabilmente mi vede già come un avversario, e non vuole aggiungere un altro nemico, nello scenario attuale; soprattutto perché Bartolomeo si è schierato, apertamente, dalla mia parte, e contro il barista.
La mia compagna di università, torna a rivolgersi a me: "Francesco; non ascoltarlo. E' geloso di tutti i ragazzi, che mi girano attorno. Tu devi ascoltare me. Se ascolterai me, starai bene. Solamente io, riesco a capirti."
Il suo tentativo è evidente: riportare nuovamente, il centro della situazione, su di sé.
Gaia vuole convincermi che, nonostante tutto quello che è successo, durante la serata; sia ancora lei, l'unica persona ,capace di comprendermi davvero.
È una forma di controllo, che passa attraverso una promessa di protezione: se ascolto lei, starò bene.
Questa frase mi fa percepire, ancora più chiaramente, la posizione che vuole assumere, nei miei confronti. Non vuole soltanto essere ascoltata; vuole essere l'unica voce, che conta.
Un'altra voce interviene: "Io lo capisco, molto meglio, di te."
Mi giro verso la provenienza della voce. E' Valentina.
La sua comparsa modifica, immediatamente, l'atmosfera.
Non ho neppure il tempo di elaborare, quello che ha detto; perché altre voci si aggiungono, alla sua.
"Anche noi lo capiamo."
Sono le amiche della ragazza, dai lunghi capelli neri.
Rimango quasi spiazzato. Fino a questo momento, mi sono sentito al centro di una contrapposizione, in cui Gaia sembrava avere il controllo assoluto della situazione.
Adesso, invece, diverse persone stanno prendendo posizione, apertamente.
E, per finire, anche la ragazza, dai lunghi capelli neri; esprime il suo giudizio: "Anche io, lo capisco benissimo. Mi è bastato tenere le sue mani; per capire, che bravo ragazzo, che è."
La reazione di Gaia, è immediata. Inizia ad avere una risata isterica, e si porta le mani sul volto.
Non sembra più la ragazza sicura e divertita che, fino a pochi minuti prima, riusciva a dominare ogni conversazione, con la sua personalià devastante. Adesso sembra quasi sopraffatta, dal fatto che altre persone stiano parlando di me, senza passare attraverso di lei.
"Francesco; ma come ti sei ridotto, ad ascoltare quelle? Loro non ti considerano; solamente io, ti considero. Stai facendo la figura del pagliaccio. Massimo resta in disparte, perché lui è superiore, a queste cose."
Anche questa volta, cerca di ridimensionare, ciò che sta accadendo. Se non può impedire agli altri, di parlare; prova, almeno, a convincermi, che quelle parole non abbiano alcun valore.
Valentina ribatte immediatamente: "Francesco è un gran figo; altro che quel Massimo. Io mi farei scopare da Francesco, non da quel Massimo, che è solamente un montato, da quattro soldi."
Le amiche della ragazza, dai lunghi capelli neri; applaudono e iniziano a urlare:"Concordiamo con te. Francesco è un gran figo."
Il loro entusiasmo mi mette quasi in difficoltà.
E' strano ricevere una dimostrazione di consenso, così esplicita;soprattutto, dopo una serata, nella quale ho continuamente avuto la sensazione, di essere giudicato e ridicolizzato.
La ragazza, dai lunghi capelli neri;ci tiene, però, ad aggiungere una cosa: "Sono d'accordo, anche io. E soprattutto, basta parlare del barista, come se fosse uno, che rimorchia. In questo locale, non l'ha mai cagato nessuna."
Le sue amiche scoppiano a ridere.
La frase cambia nuovamente l'equilibrio della situazione, perché stavolta il bersaglio, non sono io, ma Massimo.
Mi giro verso il bancone.
Lui sta ascoltando tutta la conversazione. Quando si accorge, che lo sto guardando; sul suo volto, compare un sorriso beffardo.
Sembra che, quelle parole, non abbiano prodotto alcun effetto, su di lui. Anzi, la sua espressione trasmette sicurezza, come se fosse convinto, di essere comunque al di sopra di quello, che gli altri stanno dicendo.
Non ho però il tempo, di soffermarmi su di lui. Devo tornare a guardare la mia platea.
Ho iniziato questo discorso, e adesso devo portarlo avanti. È una questione di coerenza, ma anche di orgoglio. Se mi fermassi proprio adesso, darei a Gaia, la possibilità di interpretare la mia esitazione, come un'altra prova della mia debolezza.
Prendo fiato e comincio a parlare: "Mi chiamo Francesco," ma vengo interrotto, immediatamente.
E' Gaia.
Urla: "Che vergogna, che vergogna. Come farò, ad uscire con lui? Mi chiuderò in casa, e butterò la chiave. Non mi sono mai sentita così in imbarazzo, in tutta la mia vita."
La sua reazione è teatrale, quasi esasperata.
Non sta semplicemente esprimendo disapprovazione: sta cercando di trasformare il mio gesto, in uno spettacolo, di cui dovrei vergognarmi.
È come se volesse riprendersi il controllo, attraverso l'umiliazione pubblica.
Intanto Serena corre in suo aiuto, e la abbraccia.
L'amica di Gaia si gira verso di me, e mi guarda con odio.
Per un istante, sento nuovamente la pressione di quello sguardo, ma, questa volta, non posso permettermi, di lasciarmi trascinare nella loro dinamica.
Ho già fatto la mia scelta. Sono arrivato fin qui, proprio perché ho deciso, di non farmi più paralizzare, dalle loro reazioni.
Non posso farmi distrarre.
Improvvisamente, Serena afferma: “Non sto bene; per favore, datemi una sedia e un bicchiere d’acqua.”
La sua voce interrompe, immediatamente, la situazione. Tutti si girano verso di lei.
Per un istante, la mia attenzione viene distolta, dalla mia stessa battaglia.
Gaia si alza subito, per aiutarla a sedersi;mentre Massimo prende un bicchiere d’acqua, e glielo porta.
Il barista si china, leggermente, verso di lei, e domanda: “Serena; come stai?”
Lei risponde: “Non sicuramente bene. Ho una crisi d’ansia, e un attacco di panico.”
Le sue parole cambiano ,immediatamente, l'atmosfera del locale.
La scena che, fino a poco prima, era composta da me, al centro, e tutti gli altri, come spettatori; viene improvvisamente interrotta da qualcosa, che sa tanto dell'ennesima pagliacciata.
E' più forte di me. Non riesco più, a rimanere zitto.
Una parte di me, vuole continuare a reagire, quasi come se ogni situazione, fosse diventata un'occasione, per riconquistare terreno.
" Non ti preoccupare; c’è Massimo, che conosce le tecniche per farti riprendere.”
È una provocazione, e lo so perfettamente.
Non riesco a trattenermi, perché Massimo, in questo momento, rappresenta, ai miei occhi; uno dei principali strumenti, attraverso cui Gaia esercita il proprio potere.
Il barista si gira verso di me, mantenendo quel sorriso beffardo, che ormai sembra essere diventato una sua caratteristica.
“Francesco; non posso fare quelle manovre. Gaia non sarebbe molto d’accordo.”
La frase produce, immediatamente, un effetto.
Gaia lo guarda, visibilmente imbarazzata.
Diventa rossa in viso, come se non si aspettasse, che Massimo potesse pronunciare una frase simile, davanti a tutti.
Poi la mia compagna di università, torna a guardarmi: “Francesco; non c’è assolutamente bisogno, di quelle manovre. Io stavo molto peggio, Serena sta già molto meglio.”
Massimo fatica a trattenere le risate.
Gaia, invece, abbassa lo sguardo, verso il pavimento. Il suo imbarazzo è evidente.
Io osservo la scena, e mi rendo conto che, ancora una volta, qualcosa che, fino a pochi istanti prima, apparteneva alla mia interpretazione privata della situazione; è diventato, improvvisamente, pubblico.
Non ho bisogno, che nessuno mi spieghi, cosa stanno pensando.
Gli sguardi del mio pubblico, sono cambiati. Sono più abbattuti, più incerti.
Probabilmente hanno intuito che, tra Gaia e Massimo, è successo qualcosa.
Non posso sapere esattamente cosa, ma, la frase del barista, ha lasciato abbastanza spazio, perché tutti possano costruirsi la propria interpretazione.
E questo, è un problema.
La mia immagine, che ero riuscito, lentamente, a ricostruire, ballando con Fiore e con le ragazze; subisce un altro colpo.
Mi ero illuso, di avere recuperato molto più terreno, di quanto non avessi realmente fatto. Per qualche minuto, mi sono sentito nuovamente forte, libero, quasi padrone della situazione. Adesso quella sicurezza vacilla.
Mi accorgo che Gaia, continua ad avere una facilità impressionante, nel mettermi in difficoltà.
Non ha bisogno di urlare, non ha bisogno di compiere gesti eclatanti. Le basta una frase, una provocazione, un'allusione; e io torno, immediatamente, a sentire tutto il peso della situazione.
Gaia torna a guardarmi.
“Francesco; torna a sederti qui, con me. Serena si è ripresa, e torna dal suo ragazzo. Massimo torna al bancone, a lavorare. Io resto con te, ti faccio le coccole, mentre guardi la partita. Sei contento? Mangiamo le noccioline assieme, e ci imbocchiamo a vicenda, come due fidanzatini.”
Massimo si mette una mano, davanti alla bocca, per coprire una risata.
Non mi sorprende.
Quella parola, “fidanzatini”, arriva come l'ennesima presa in giro.
Gaia continua a parlare con un tono, che sembra affettuoso, ma che io ormai riconosco, come ambiguo, se non peggio.
È proprio questa ambiguità, a rendere tutto, più difficile.
Se fosse apertamente aggressiva, sarebbe molto più semplice, reagire. Invece alterna carezze e umiliazioni, attenzione e provocazione, vicinanza e distanza.
Mi offre esattamente ciò, che sa che desidero, ma lo trasforma, immediatamente, in uno strumento, per tenermi sotto controllo.
Il problema è, che non riesco a capire, dove finisca la provocazione, e dove inizi la realtà.
Gaia sembra non riuscire mai, a essere semplicemente seria con me.
Il suo obiettivo, almeno dal mio punto di vista, rimane quello, di manipolare la mia reazione. E, nel farlo, continua a farmi perdere punti, davanti agli altri. Ormai non cerca nemmeno più, di farlo, di nascosto. Mi prende in giro, davanti a tutti, alla luce del sole, senza preoccuparsi minimamente, delle conseguenze.
Ed è proprio questa cosa, che mi confonde ancora di più.
Se davvero volesse uscire con me, perché dovrebbe trattarmi così? Vuole davvero stare accanto a qualcuno, che presenta, continuamente, come un pagliaccio? Oppure vuole stare con una persona, che tutti devono sapere, essere sottomessa a lei?
Non riesco a trovare una spiegazione diversa.
Nonostante tutto, non posso accettare la sua proposta.
Già in precedenza, Gaia ha giocato con me, usando le noccioline; e non è stato affatto un momento piacevole.
Per me, è stato un altro modo per dimostrarmi, quanto facilmente, possa condizionarmi.
Il problema è, che Gaia mi piace moltissimo; e questa è la mia debolezza.
Anche quando riconosco una provocazione; non riesco, automaticamente, a diventare immune.
Il suo modo malizioso di parlarmi, le sue attenzioni improvvise, e il suo modo di avvicinarsi; continuano a confondermi.
Però posso ancora, fare affidamento sulla mia volontà. Posso ancora scegliere di non accettare, ciò che mi offre; quando sento che, dietro quella proposta, c'è qualcosa, che mi umilia.
D'accordo, Massimo è forte. Molto forte.
È il preferito della regina.Non sto combattendo, in condizioni di parità.
Gaia parteggia per lui, lo protegge, gli concede una posizione privilegiata.
Ormai ho capito che, il mio problema, non è tanto affrontare gli avversari, che mi vengono mandati contro; quanto il potere, di chi decide le regole del combattimento.
La metafora della regina e degli arcieri, continua a tornarmi in mente. Posso affrontare chiunque, venga mandato nell'arena. Quello, che non so affrontare, è ciò che arriva da lontano, senza che io possa difendermi.
Per questo, le rispondo: “Mi è passata la voglia, di guardare la partita.”
Nel locale, cala un silenzio, quasi totale. Il mio pubblico sembra trattenere il respiro. Nessuno interviene. Tutti vogliono capire, cosa succederà adesso.
È come se, senza averlo deciso, avessimo trasformato questa serata, in uno spettacolo.
Io e Gaia, siamo al centro, mentre gli altri osservano.
Non so, se stanno facendo il tifo per me, o semplicemente per lo spettacolo. Ma, in questo momento, non mi interessa.
Voglio solamente vedere, dove porterà questa scelta.
Massimo, allora, interviene: “Lascialo parlare. La figura di merda, la farà lui; non certamente tu.”
Gaia si gira verso di lui. Per un attimo, sembra valutare, seriamente, la proposta.
Anche Serena appoggia l'idea: “Dopo la figura, che farà; sarà lui, a chiudersi in casa,e a buttare la chiave. E noi potremo uscire, senza la palla al piede.”
La mia compagna di università, rimane pensierosa. Non risponde immediatamente. Poi torna a guardarmi. E, finalmente, da il suo responso.
“Ti ascolto; Francesco.”
La platea si gira tutta, verso di me. Improvvisamente, sento, di nuovo, il peso di tutti quegli sguardi.
Pochi minuti prima, ero riuscito a trasformare il locale, in una festa; a ballare, a coinvolgere persone, che nemmeno conoscevo; e a sentirmi nuovamente libero.
Adesso, sono tornato al centro dell'arena.
Ma, questa volta, non posso più nascondermi dietro un ballo, una battuta, o una provocazione.
Devo parlare. E, qualsiasi cosa dirò, da questo momento in poi; avrà delle conseguenze
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